L’acqua di uno dei più importanti bacini idrici europei resta non potabile in numerosi comuni della zona, stiamo parlando del Gran Sasso.

le associazioni ambientaliste attaccano duramente enti ed istituzioni ricordando come la prima denuncia sui problemi dell’acqua del Gran Sasso risalga addirittura al 2002. Da quella prima denuncia sono passati ben oltre 15 anni, ma i problemi sono sempre gli stessi. Tanto che il Wwf torna a chiedere un radicale cambio di passo rispetto alla gestione della risorsa idrica.

” A seguito dei prelievi effettuati al Traforo del Gran Sasso, l’Arta ha giudicato l’acqua in uscita non conforme, pertanto il Sian dell’Asl di Teramo ha disposto l’uso per soli fini igienici. Sino a nuova disposizione è vietato l’uso potabile”: in queste poche righe, pubblicate sul sito di Ruzzo Reti spa, il dramma dei comuni del Teramano, capoluogo compreso, costretti ad affrontare l’ennesima crisi idrica – scrive l’associazione – La prima denuncia del WWF sui problemi dell’acqua del Gran Sasso risale al 2002. Da allora sono stati spesi milioni di euro, sono state diffuse centinaia di rassicurazioni, presentati decine di esposti, ci sono stati un processo e un commissariamento… Evidentemente con ben pochi risultati se si continuano a verificare problemi”.

Oggi il divieto di bere l’acqua dei rubinetti, determinato dai primissimi risultati dei rilievi dell’Arta, che ha trovato ‘non accettabile’ l’odore e il sapore dei campioni prelevati.

“Sono in corso approfondimenti e sono state disposte ulteriori indagini con il coinvolgimento anche dell’università di Padova – conclude l’associazione – Si avranno notizie più approfondite solo nei prossimi giorni. Intanto il disagio resta. Devono spiegarci cosa è successo, ma bisogna anche imporre un cambio radicale della gestione di una risorsa così importante e assurdamente non adeguatamente gestita”.

Il Gran Sasso, tra i bacini idrici più grandi d’Europa, è a grave rischio di contaminazione. Le indagini della procura di Teramo fanno emergere la notizia per la quale sarebbe a rischio la salute di 700 mila persone. Secondo i carabinieri del NOE, coordinati dalla procura di Teramo, esiste un “permanente pericolo di inquinamento ambientale”, in quanto le acque reflue contaminate dai laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) non sarebbero state adeguatamente separate dall’acqua destinata al consumo umano.

Dieci gli avvisi di garanzia emanati nei confronti dei vertici dell’INFN, dell’ente Strada dei Parchi e di Ruzzo Reti. Secondo gli investigatori, infatti, anche lo stato delle gallerie dell’autostrada A24-A25 avrebbe contribuito a “deteriorare, in modo permanente, le acque sotterranee”.

“La struttura scientifica è sotto numerosi aspetti fragile, non sufficientemente impermeabilizzata e non in grado di garantire la collettività dai gravi rischi di contaminazione delle falde acquifere”, dichiara il magistrato Roberto Veneziano.

“Abbiamo sempre agito con onestà personale e correttezza istituzionale”, rispondono i vertici dell’Istituto di Fisica Nucleare

Le indagini sono scattate dopo che, a maggio 2017, 32 comuni della zona hanno dichiarato la non potabilità delle acque provenienti dal bacino incriminato. «In questi mesi non solo abbiamo depositato ben cinque dettagliatissimi esposti, ma abbiamo dato il nostro contributo fattivo alle indagini. Forse i ricercatori avrebbero potuto tenere un atteggiamento meno arrogante nei confronti dei cittadini, soprattutto visto quello che è emerso con gli accessi agli atti, a partire dallo stoccaggio irregolare di ben 2.292 tonnellate di sostanze chimiche pericolose posizionate praticamente nel punto di captazione delle acque potabili bevute da centinaia di migliaia di persone», spiega Augusto De Sanctis, membro del comitato “Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso”.