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DI GILAD ATZMON

gilad.co.uk

Qualche anno fa abbiamo appreso che nel 1982 Oded Yinon aveva ideato un ‘piano israeliano per il Medio Oriente’. Il seguente estratto di un articolo su Ynet ci fornisce invece uno sguardo sull’attuale ‘piano di Israele per la Gran Bretagna’.

Se siete rimasti perplessi dalla folle campagna mediatica contro Corbyn (BOD, CAA, Jewish Chronicle, ecc.), l’articolo di Ynet fa intuire che questa in realtà non si basasse sul suo presunto ”antisemitismo’. È più probabilmente una questione di shekle: Corbyn da presidente potrebbe interferire con i ‘piani di Israele per la Gran Bretagna’. Il pezzo informa i britannici anche della presenza di forze bipartisan che operano intensamente per spingere il paese a staccarsi dall’UE. Per qualche motivo, anche alcuni dei fedeli sostenitori di Israele all’interno del governo e del Parlamento stanno spingendo duramente per la Brexit. Chiedetevi: lo fanno per il Regno Unito, i britannici e gli interessi nazionali o sono, ancora una volta, al servizio degli interessi di questo oppressivo ed oscuro Stato straniero?

L’uragano Brexit

https://www.ynet.co.il/articles/0,7340,L-5456081,00.html

“… Si scopre che su alcuni fronti gli inglesi avevano iniziato in anticipo a prepararsi. Quando ha deciso di staccarsi dall’Unione Europea, la Gran Bretagna era entusiasta di firmare accordi commerciali bilaterali, senza il tramite dell’UE, con paesi di tutto il mondo. I cittadini hanno interpretato la firma di questi accordi come prova della fermezza del paese. Di volta in volta, i leader britannici, guidati da Theresa May, hanno affermato che “la Gran Bretagna può massimizzare il proprio potenziale commerciale anche al di fuori dell’UE”. Israele è la prima fermata della stazione. Una volta fuori dall’UE, la GB dovrà firmare tali accordi con ogni Stato. Israele sarà il primo.

Negli ultimi anni, quest’ultima è diventata l’alleato strategico del govero britannico. Informatica, innovazione, intelligence e tecnologia l’hanno resa uno dei potenziali partner più popolari. Il volume degli scambi tra i due paesi è salito ad $11 miliardi lo scorso anno, un record; di questi, $5 miliardi è il valore delle esportazioni israeliane verso la Gran Bretagna, il resto viceversa. Dopo gli Stati Uniti, il Regno Unito è il paese che più esporta verso Israele. Le relazioni abbracciano una vasta gamma di settori – cibo, energia, farmaci e tecnologia – facilitate dal totale disprezzo del governo britannico nei confronti delle organizzazioni che boicottano Israele. A livello politico, ha infatti boicottato il boicottaggio.

Nell’ultimo anno, ministri dell’Economia britannici ed israeliani si sono più volte riuniti per discutere di accordi bilaterali. Hanno dovuto redigere accordi nuovi, dato che quelli attuali erano inquadrati nelle normative UE. Ohad Cohen, capo del Dipartimento del Commercio Estero del Ministero dell’Economia, responsabile dei colloqui dal lato israeliano, ha affermato che i brits sono giunti ai negoziati con un semplice compito: mantenere la continuità, ripetendo la maggior parte delle clausole dell’accordo che Israele firmò con l’Unione Europea nel ’95.

“Sono venuti ed hanno detto: ‘Quel che è stato, sarà’”, ha detto Cohen. “In pratica, volevano che Israele continuasse a commerciare con la Gran Bretagna alle stesse condizioni di prima, con esenzioni doganali complete. La GB ha definito Israele uno dei primi paesi coi quali intende firmare un accordo bilaterale. È importante che il governo britannico garantisca che i legami commerciali tra i due paesi non vengano danneggiati”.

Secondo Cohen, i negoziati non hanno tenuto conto dei molti cambiamenti che hanno agitato il sistema politico britannico nell’ultimo anno. La controparte non è mai giunta preoccupata alle contrattazioni, neanche quando i ministri si dimettevano ad uno ad uno ed il governo di Theresa May era schiacciato sotto le ruote della Brexit. “L’unica differenza è che è stato loro chiesto di creare un’unità che si occupasse di accordi commerciali, cosa di cui prima erano privi perché tutto passava attraverso le istituzioni europee a Bruxelles”, afferma Cohen.

Nel prossimo mese dovrebbe pertanto essere firmato un accordo commerciale tra i due paesi. Dopo Israele, la Gran Bretagna si aspetta di firmare accordi con altri 70 paesi circa, incluso il proprio alleato più stretto, gli Stati Uniti. L’accordo con gli americani è molto importante, sia perché per un governo Brexit è una carta prestigiosa, sia perché sarebbe prova che il paese può sopravvivere anche al di fuori dell’Unione…”.

Gilad Atzmon

Fonte: www.gilad.co.uk

Link: https://www.gilad.co.uk/writings/2019/2/3/israel-uk-and-brexit

3.01.2019

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG