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L'”incidente” del Boeing 737 Max, occorso nei cieli di Etiopia il 10 marzo 2019, ha risvegliato il nostro interesse riguardo a questo velivolo. Come aveva già anticipato in varie occasioni l’amico Enrico Gianini, ex dipendente dell’aeroporto di Malpensa, la Boeing ha reso “dispositivi di serie” quegli apparati di dispersione aggiunti negli anni passati in “post-produzione” ed impiegati nelle missioni di geoingegneria clandestina ad opera dei velivoli commerciali. In molte occasioni vi abbiamo descritto nei dettagli quali sono le tecnlogie messe in campo per le “inseminazioni igroscopiche delle nubi basse“. Vi abbiamo mostrato foto e filmati. Tra queste intendiamo attirare la vostra attenzione sui diffusori della foto seguente.

Come potete vedere i tre tubi, installati dalla compagnia Low Cost EasyJet (e quindi non presenti sull’aereo ad essa consegnato), sono adatti ad una dispersione di composti chimici “ad hoc”, che si vanno ad aggiungere al particolato di alluminio, bario, manganese ed altri metalli presenti nella miscela carburante e semicombusti dai turbofan. Gli ugelli in questione, in tutta evidenza, non sono nati in catena di montaggio. Salta infatti subito all’occhio che non sono verniciati ed appaiono grossolanamente rivettati sulla parte terminale della gondola motore.

Qui entra in gioco l’attenzione per i dettagli e la curiosità dell’amico Koenig, il quale è andato a spulciarsi alcuni scatti fotografici della componente propulsiva del Boeing 737 Max e ci ha fatto notare come quei dispositivi artigianalmente installati sulla gran parte degli aeromobili per trasporto civile, sul 737 Max sono pure presenti ma, in questo caso, risultano implementati di serie, benché non vi siano riferimenti nel progetto originale. Si veda la foto qui sotto.

Ma c’è un altro dettaglio che è d’uopo segnalare. Quale? E’ presto detto: il tubo di dispersione è installato esattamente al centro della gondola motore ed è posto sulla parte finale di quello che è un canale aerodinamico sagomato in modo specifico, tale da accelerare il flusso del liquido (finemente nebulizzato) che viene scaricato proprio attraverso quel tubo, durante il volo, a comando. Quel sofisticato profilo aerodinamico smentisce le spiegazioni addotte per giustificare gli ugelli, che sono descritti come “tubi di scarico di condensa” o “residui di fluidi idraulici”.

Se, infatti, si trattasse di semplici ed innocui tubi di scarico, il profilo aerodinamico, non avrebbe senso, se si trattasse di semplice percolamento. Si crea così un flusso d’aria atto a direzionare opportunamente il getto dell’aerosol emesso in pressione, ed aumentarne ulteriormente la velocità di uscita. E’ palese che il canale aerodinamico è stato con attenzione studiato per far sì che il flusso di aerosol intenzionalmente aviodisperso, si avvicini il più possibile allo scarico del jetfan (lo si nota anche osservando la leggera inclinazione verso il basso dell’orifizio), così da non generare la doppia scia che in tanti filmati è evidentissima, e tradisce l’origine artificiosa di quelle scie sfacciatamente spacciate per condensa.

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