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L’intelligence “è patrimonio dell’intera nazione”, lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte partecipando alla cerimonia per il giuramento dei neo assunti nell’intelligence italiana.

Conte li considera “una comunità di valorosi professionisti che, garantendo la sicurezze del Paese, protegge quella sfera di interessi nazionali che unisce e non divide, nella quale tutti i cittadini italiani si riconoscono e debbono potersi riconoscere”.С

A giurare sono i nuovi agenti del Dis (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica), dell’Aise e dell’Aisi, i primi a giurare nella nuova sede di piazza Dante a Roma, inaugurata qualche mese fa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Video. Il discorso di Conte al giuramento dell’intelligence

Il premier Conte tratteggia il profilo del funzionario dei servizi segreti italiani, mettendo al primo posto la sua funzione di agente che si muove all’interno “del controllo parlamentare e dei compiti che il Governo” gli assegna.

La seconda funzione dell’agente segreto italiano è mettere al primo posto l’interesse nazionale, sia da un punto di vista della protezione ma anche della promozione del sistema Paese.

Ai neo assunti il premier ricorda anche quella che è la collocazione geopolitica dell’Italia, e nella quale essi sono chiamati a muoversi.

“Credo che l’ancoraggio alla comunità euroatlantica e ad un multilateralismo avveduto, aggiornato, realmente efficiente, rappresentino per il nostro Paese, il punto di riferimento imprescindibile della sua proiezione internazionale, come pure lo strumento migliore per far sì che le logiche cooperative si impongano e prevalgano su quelle competitive.”

Servizi segreti italiani chiamati a una missione più ambiziosa

I servizi segreti sono chiamati a “svolgere una missione più ambiziosa rispetto al passato, anche recente”. Lo dice il premier Giuseppe Conte durante la cerimonia di giuramento dei neo agenti dell’intelligence italiana.

La nuova missione consiste nell’individuare in tempo utile l’evoluzione dei diversi fenomeni. E non sempre “giocare d’anticipo” sui fenomeni interni ed esterni è sufficiente.

“Quella che davvero serve allora è una intelligence che potremmo definire caratterizzata da una ‘visione olistica’, ossia capace di ridisegnarsi e di reinventarsi continuamente nei suoi obiettivi, nella sua pianificazione informativa, nelle metodologie adoperate per accostarsi ai diversi profili di rischio per la sicurezza nazionale”.