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Il documento di 85 pagine conferma i risultati dell’intelligence statunitense e del procuratore speciale Robert Muller secondo cui la Russia avrebbe interferito nelle elezioni attraverso i social network. Il documento contiene accuse contro la Russian Internet Research Agency, nei confronti della quale Mueller ha avviato un procedimento penale.

L’agenzia è accusata di aver cercato di ostacolare le possibilità di elezione di Hillary Clinton ed aver piuttosto sostenuto la candidatura di Donald Trump “per ordine del Cremlino”. Il comitato di indagine non ha tuttavia fornito prove.

Le azioni dell’agenzia nel rapporto sono chiamate “una campagna ampia, complessa e continuativa volta a creare una guerra di informazione e a seminare discordia nella politica e nella società americana”. Si sostiene inoltre che le attività dell’Agenzia di ricerca Internet si sarebbero ampliate dopo le elezioni del 2016.

A seguito dell’indagine, il comitato ha formulato una serie di raccomandazioni. I social network vengono ad esempio incoraggiati a condividere maggiori informazioni con società private e agenzie governative statunitensi.

“Il comitato raccomanda inoltre al Congresso di prendere in considerazione un disegno di legge che garantisca che gli americani siano consapevoli di chi si celi dietro la pubblicità online su argomenti politici, come avviene già per le pubblicità su canali TV, radio e satellitari”, ha affermato il comitato in una nota.

Si raccomanda inoltre che il potere esecutivo dichiari pubblicamente il pericolo di interferenze straniere nelle elezioni del 2020 e adotti misure per prevenirlo. Si raccomanda ai candidati alle elezioni di studiare attentamente qualsiasi contenuto che possa contenere interferenze straniere prima di ripubblicarlo o promuoverlo sui social network.

Reazioni

In risposta la Casa Bianca ha fatto sapere che considera illegale il processo di impeachment al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e che si rifiuta di partecipare alle indagini, ha dichiarato la portavoce presidenziale Stephanie Grisham.

“A nome del presidente Donald Trump, il suo consulente legale Pat Cipollone ha inviato una lettera al Presidente della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi e ai capi delle commissioni congressuali Engel, Schiff e Cummings. Nella lettera si mostra come l’indagine dei democratici sia priva di qualsiasi fondamento costituzionale e non abbia neppure l’apparenza di un approccio onesto e di un’osservazione delle anche minime procedure giudiziarie”, ha affermato Grisham il quale ha poi voluto sottolineare come l’intera indagine sia condotta “per motivi puramente politici”.

A sua volta la Presidente della Camera Nancy Pelosi (Democratica) ha avvertito la Casa Bianca che il rifiuto a testimoniare sarà visto come un ostacolo alle indagini.

“Dobbiamo avvertire la Casa Bianca che i continui sforzi per nascondere la verità al popolo americano sugli abusi di potere del Presidente saranno visti come ulteriori prove di ostruzione alle indagini”, ha affermato Pelosi in una nota.

Il sondaggio di opinione della Reuters

Secondo un sondaggio condotto nei giorni di lunedì e martedì scorso dalla Ipsos per la Reuters, la maggior parte dei democratici americani sarebbe favorevole a muovere una accusa formale al Presidente Trump anche se cio significasse indebolire le possibilità del loro partito di riconquistare la Casa Bianca alle elezioni del 2020.

Secondo i dati raccolti il 55% dei democratici avrebbe affermato che i leader del loro partito dovrebbero proseguire con l’impeachment anche “se ciò significasse un processo lungo e costoso che potrebbe indebolire le loro possibilità di vincere la presidenza nel 2020”.

Tra coloro che si identificano come democratici, il 79% afferma che Trump dovrebbe essere messo sotto accusa, con un aumento di 5 punti percentuali rispetto a un sondaggio analogo che si era svolto dal 26 al 30 settembre. Al contrario solo il 12% dei repubblicani e circa un terzo degli indipendenti sostengono l’impeachment.