Questo articolo è stato tratto dal post originale pubblicato su questo sito

Indice dei contenuti

Arcelor Mittal, colosso industriale indo-francese di fama mondiale, operante nel settore dell’acciaio, è nato nel 2006, dalla fusione tra Arcelor e Mittal Steel Company.

Proprio lo scorso lunedì, ha notificato la sua volontà di lasciare l’Italia, rescindendo l’accordo per l’acquisizione delle acciaierie ex Ilva di Taranto e alcune controllate, stabilito il 31 ottobre.

Ha, inoltre, chiesto ai commissari straordinari di assumere la responsabilità delle attività e dei dipendenti entro 30 giorni.

Lo stop allo scudo penale è il primo motivo del ritiro

Lo stop allo scudo penale per gli ex manager e i provvedimenti del Tribunale di Taranto sono, per il colosso, le ragioni principali che giustificano il recesso.

A ciò si aggiungono “altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà di Arcelor Mittal, che hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare i necessari interventi presso l’Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto”.

L’opinione del ministro dello Sviluppo economico Patuanelli

Secondo Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, non esiste alcuna clausola di recesso legato al cd. scudo penale. Esiste, precisa, una clausola di recesso in caso di cambio del piano ambientale (Dpcm 29 settembre 2017, che ha integrato e modificato il Dpcm del 2014), cosa mai avvenuta.

L’opinione della ministra del Lavoro Catalfo

Secondo la ministra del Lavoro Catalfo la maggioranza è compatta, volendo tutelare i livelli occupazionali e gli investimenti sulla siderurgia in Italia.

Attesissimo l’incontro di domani con i vertici dell’azienda per capire cosa intende fare.

La posizione di Matteo Renzi

L’ex premier Matteo Renzi si dice disposto a tutto pur di trovare una soluzione, piuttosto che litigare, annunciando un emendamento al decreto fiscale per ripristinare lo scudo per i manager acquirenti.

E sul fronte sindacale?

Il segretario della Cgil Landini chiede al governo di togliere ogni alibi ad Arcelor Mittal dicendo si al ripristino dell’immunità penale ma senza licenziamenti.

La posizione critica di Legambiente

Tra le voci critiche, quella di Legambiente che finisce per puntare il dito sulla sequela di esecutivi che non hanno risolto il problema Ilva.

La questione, per l’associazione, si riduce ad una domanda: “Qual è la quantità di acciaio che si può produrre senza creare danni inaccettabili per la salute dei suoi cittadini?“.

Cos’è l’immunità o scudo penale?

L‘immunità o scudo penale, concessa all’Ilva in amministrazione straordinaria prima, e ad Arcelor Mittal poi, nasce da una norma del 2015: il decreto legge n°1.

Da gennaio l’azienda era entrata in amministrazione straordinaria e si era in una fase davvero critica a causa di tutte le conseguenze del sequestro giudiziario dell’area a caldo del 2012.

Con questa norma, in pratica, si era voluto, di fatto, assicurare una protezione legale sia ai gestori dell’azienda (commissari) che ai futuri acquirenti, evitando che, con l’attuazione del piano ambientale, normato da un Dpcm del settembre 2017, essi restassero coinvolti in vicissitudini giudiziarie derivanti dal passato.

Ex ILVA trattativa con Conte: atteso per domani l’incontro (risolutivo?) tra Governo e Industriali

Primo stop all’immunità

A circa un anno dall’insediamento del primo Governo Conte, nella primavera 2018, il M5S aveva dichiarato che questa norma sullo scudo era illegittima e andava abrogata perchè si sarebbe trattato di un privilegio concesso ad Arcelor Mittal.

Nei mesi successivi, col decreto legge Crescita, viene deciso uno stop all’immunità.

Immunità ripristinata

Arcelor Mittal ha accolto negativamente l’abrogazione della norma.

Di Maio ha incontrato l’azienda per un confronto in merito e, in estate, l’immunità è stata ripristinata ma con una formulazione diversa, ossia ad un perimetro applicativo più circoscritto.

Vale sempre il piano ambientale ma è a scadenza progressiva.

Ossia, copre gli impianti da mettere a norma per il periodo di tempo strettamente necessario ai lavori come da crono-programma.

LEGGI ANCHE:

Rifiuti pericolosi per produrre cemento: Sigilli a ENEL e ILVA di Taranto

Ilva: niente risarcimento per le vittime

Ilva di Taranto: Stato Italiano a processo, per la UE non ha protetto la salute dei cittadini

La canapa può salvare i terreni contaminati dell’ILVA

Salva-ILVA: le scorie potranno essere riutilizzate sotto i manti stradali

L’impugnazione di costituzionalità

Arcelor Mittal viene rassicurata dalla nuova disposizione e annuncia di rimanere a Taranto.

Ma ad ottobre, alla Corte costituzionale arriva l’impugnazione di costituzionalità fatta sul decreto del 2015 dal gip di Taranto, Secondo il giudice, quella norma è anticostituzionale.

I giudici della Consulta gli rinviano gli atti, chiedendo di rivalutare il tutto alla luce del dl Crescita e del dl Impresa.

Il decreto legge Impresa incontra uno scoglio in Senato, dove alcuni senatori del M5S bloccano la reintroduzione dell’immunità e ottengono, con un emendamento, l’abrogazione dell’articolo specifico.

il testo del decreto legge passa senza immunità sia in aula al Senato che alla Camera.

La situazione si complica

Arcelor Mittal fa arrivare al governo che senza l’immunità la situazione è insostenibile.

L’esecutivo prima richiama l’art 51 cp , stabilendo la non perseguibilità per chiunque adempia un dovere o un obbligo stabilito dalla legge (il piano ambientale dell’acciaieria lo è ), dicendo che già questa è una garanzia sufficiente.

Poi non esclude una nuova norma di carattere generale che chiarisca e rafforzi i contenuti dell’art 51 cp come ulteriore garanzia per gli investitori.

Rinviato a domani l’incontro Conte-Arcelor Mittal

E’ stato rinviato a domani, 6 novembre, l’incontro previsto oggi tra il premier Giuseppe Conte e la multinazionale dell’acciaio.

Il presidente del Consiglio ha detto: “E’ stato stipulato un contratto e domani saremo inflessibili sul rispetto degli impegni, incontrando Arcelor Mittal. Hanno partecipato a una gara con evidenza pubblica e in Italia si rispettano le regole”.

Giuseppe Conte ha chiarito che ci sono impegni contrattuali da rispettare e che su questo sarà inflessibile, precisando che non si può pensare di cambiare strategia imprenditoriale adducendo a giustificazione lo scudo o non scudo penale che “tra l’altro non è previsto contrattualmente“,

Conte aggiunge che si sta parlando di un’acquisizione fatta tramite una vicenda di mercato, con una procedura di evidenza pubblica, un’ aggiudicazione all’esito di una gara e che è stato stipulato un contratto.

Conte ha affermato che difenderà il diritto al lavoro di migliaia di operai ora impiegati nel sito siderurgico pugliese: attendiamo di capire che tipo di accordo sarà preso.

Ex Ilva: tra interessi economici, lavoro e salute

Ma la promessa dell’esecutivo non basta ad Arcelor Mittal che, proprio lunedì, ha annunciato il ritiro. E visto tutto quanto esposto sinora, pare proprio che il gruppo industriale sia alla ricerca di un pretesto per non rispettare il contratto appena stipulato.

La storia dell’Ilva di Taranto è, dunque, lunga ed ancora complessa, nel suo intreccio tra interessi economici, tutela e sicurezza del lavoro, tutela della salute di lavoratori e cittadini.

Cosa deciderà Arcelor Mittal? Forse domani sapremo qualcosa, dato che domattina, 6 novembre, è previsto l’atteso incontro tra il premier Conte e la multinazionale dell’acciaio.