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Succede a Brescia, al Liceo Classico Arnaldo, un istituto che vanta di aver formato “personalità in ambito sociale, culturale, politico, economico e le iscrizione dei figli alla scuola avviene anche per una volontà dei genitori di continuare la tradizione famigliare”, godendo di una “buona fama all’interno del contesto cittadino”. 

Ma la presentazione che l’istituto ha fatto di sé, ha suscitato l’indignazione di alcuni genitori intenzionati a iscrivere i figli. Si comincia con “Gli alunni provengono da un contesto socio-culturale in generale medio-alto, che offre buone potenzialità di formazione culturale e ricchezza di stimoli” per continuare sottolineando “la presenza di studenti con cittadinanza non italiana” non “numericamente limitata”. Questa descrizione, per molti. è considerata inaccettabile e discriminante. 

Uno dei genitori ha segnalato il caso in rete, facendo esplodere la polemica. “Ma come!? Alla scuola media di Castenedolo organizzano progetti per l’integrazione culturale e al liceo cittadino per eccellenza mandano tutto all’aria con queste uscite infelici?!”, ha scritto il padre. 

Non è la prima volta che un Liceo Classico vanta un’esclusività, declinata come appartenenza a una classe sociale o nazionalità. Nel febbraio del 2018, un liceo di Roma, il Visconti, si era spinto anche oltre, suscitando lo sdegno trasversale da sinistra a destra. 

In un rapporto di autovalutazione approntato per la sezione “Scuola in chiaro”, l’istituto vantava non solo la limitata presenza di studenti stranieri ma anche disabili. Secondo i pedagoghi, entrambe le categorie rallenterebbero lo studio compromettendo l’efficienza e l’efficacia dell’insegnamento. 

Allora, contro questa infelice uscita, si erano sollevate le proteste sia di LeU, che aveva organizzato un presidio per l’inclusività scolastica, che Casapound, indignata per la discriminazione nei confronti dei disabili.