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Enrico Cieri, procuratore di Alessandria, lo ha definito un “gesto scellerato” compiuto con l’intenzione e la volontà di uccidere. L’esplosione della cascina di Quargnento, in provincia di Alessandria, non è stata un incidente, ma un attentato progettato con dovizia. Un attentato che ha posto fine alla vita di tre vigili del fuoco: Marco Triches, 38 anni, Andrea Gastaldo, 47 anni, e Antonino Candido, 32 anni.

Nella cascina sono state ritrovate alcune bombole inesplose, collegate con dei fili ad un timer rudimentale. Un ordigno che non “richiede sofisticate conoscenze tecnico scientifiche” e neanche l’utilizzo di esplosivo, “quindi chi l’ha fatto non aveva necessità di rivolgersi al mercato illegale degli esplosivi o di aver ingerenze in quel mercato illegale”, ha sottolineato la procura. 

Al momento non c’è nessun indagato. “Procediamo contro ignoti – ha chiarito Cieri – per i reati di omicidio plurimo e crollo di edificio, a cui abbiamo aggiunto anche le lesioni: sono tutti reati dolosi, cioè prevedono che chi li ha commessi ne aveva l’intenzione e la volontà».

La procura ha “dato incarico ai carabinieri del Ris di Parma di acquisire ogni possibile traccia sui reperti sequestrati nella notte del 5 novembre 2019 ed evidenziare i profili biologici e dattiloscopici che consentano di individuare chi ha commesso quel gesto, cioè indicativi di una persona fisica, e poi cercare un movente significativo”.

Un pool di tre medici dell’Istituto di medicina legale di Pavia, incaricati delle autopsie, e un biologo accerteranno “la possibile presenza di ulteriori sostanze che possono aver inciso sulla vicenda, se cioè ci sia stata inalazione di gas gpl, contenuto nelle bombole o di metano somministrato in condutture di uso domestico”.

Le telecamere di sicurezza e le testimonianze del vicinato, hanno rilevato che la casa non era abbandonata, ma i proprietari vi si recavano abitualmente. Gianni Vincenti, il proprietario dell’immobile, è stato sentito già quattro volte, riferisce la procura, e “si stanno facendo accertamenti” su possibili dissapori, ma un gesto di questa portata “non si inquadra nelle ripicche di vicinato, è una cosa molto più grave e preordinata”.

Escluse le tensioni familiari, che a detta della procura “c’erano, ma poi si sono composti”, mentre si investigherà su questioni economiche e sull’assicurazione dell’immobile.