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Il documento sottoposto al voto è stato nominato “La necessità di togliere il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”.

A favore dell’adozione della risoluzione hanno votato 187 paesi, contro si sono pronunciati tre stati, tra cui Usa, Israele e Brasile, Colombia e Ucraina si sono astenuti. Per il Brasile si è trattato della prima volta di un voto contro questa risoluzione.

La risoluzione dichiara che l’Assemblea generale si dice preoccupata per la continua adozione e applicazione da parte dei paesi delle Nazioni Unite di leggi e misure, come la legge adottata il 12 marzo del 1996 nota come Helms-Burton Act. Le conseguenze extraterritoriali di tali atti legislativi incidono sulla sovranità di altri Stati, sugli interessi legittimi di persone giuridiche e individuali, nonché sulla libertà di commercio e navigazione, osservano gli autori.

Il ministro degli Esteri di Cuba Bruno Rodríguez Parilla, presentando il documento, ha dichiarato che l’ammontare dei danni in 57 anni del blocco in vigore ha superato i 922 miliardi di dollari. “In tutti questi anni il blocco è rimasto il principale ostacolo alle aspirazioni della nostra gente ed allo sviluppo economico del nostro paese”, ha affermato Parilla.

Come viene sottolineato nella risoluzione, l’Assemblea generale “si rivolge nuovamente a tutti gli Stati con l’appello di astenersi da adozione e applicazione di leggi e misure soprannominate nel preambolo della presente risoluzione”. Gli autori esortano i paesi a rispettare gli obblighi nel quadro dello Statuto delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, che prevedono in particolar modo la libertà di commercio e navigazione.

La rappresentante degli Stati Uniti presso l’Onu Kelly Craft ha dichiarato che il voto di oggi è intollerabile ed è stato “un’esercizio in ipocrisia”. “I rappresentanti di Cuba fingono di essere vittime sul scena mondiale, mentre le loro stesse azioni rendono vere vittime del popolo cubano. Il regime ha il potere di fermare gli abusi della propria gente”, ha replicato la diplomatica americana.

Gli Stati Uniti ruppero i legami diplomatici con Cuba nel 1961 in risposta alla nazionalizzazione della proprietà americana sull’isola. Come conseguenza Washington introdusse l’embargo commerciale ed economico contro l’isola caraibica.

La legge Helms-Burton del 1996 prevedeva l’estensione delle restrizioni economiche non solo a Cuba ma anche alle società straniere che collaborano con le autorità locali ed operano con le proprietà sequestrate dopo la rivoluzione ai cittadini statunitensi.