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La vicenda riguarda due ex dipendenti Twitter, Ali AlzabarahAhmad Abouammo, accusati dal Dipartimento di Giustizia americano di aver utilizzato il proprio accesso al colosso di Twitter per poter reperire informazioni non pubbliche sui dissidenti del regime saudita. Il primo è un cittadino saudita mentre il secondo possiede la cittadinanza americana, ed entrambi avrebbero usufruito delle proprie posizioni lavorative per conto dell’Arabia Saudita, come sostiene lo stesso Dipartimento di Giustizia. 

“Agendo negli Stati Uniti sotto la direzione e il controllo di funzionari sauditi, gli imputati si presume abbiano ottenuto informazioni private, identificando gli utenti di Twitter che erano critici del governo saudita. I due imputati – Alzabarah e Abouammo- sono ex dipendenti di Twitter che hanno violato le norme disciplinari per accedere a queste informazioni in cambio di denaro e altri benefici. Oltre ad essere criminali, la loro condotta era contraria ai principi della libertà di parola su cui questo paese è stato fondato”, ha detto il Vice Procuratore generale per la Sicurezza Nazionale John C. Demers in un comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia.

​Il caso, che è attualmente in mano al tribunale federale di San Francisco, secondo l’accusa dimostrerebbel’intenzione, da parte del governo saudita, di “silenziare” le voci del dissenso presenti all’estero. Le accuse, non ancora verificate, contribuiscono inoltre a rinnovare l’attenzione sulla capacità dei colossi del comparto tecnologico di influire su questioni delicatissime, il che introduce anche il tema della gestione dati dei big tech.

Alzabarah è accusato in particolare di aver dato al regime i dati personali di più di 6mila utenti di Twitter nel 2015, di aver falsificato documenti e aver mentito all’FBI. Presente poi anche una terza persona, Ahmed Almutairi, che è accusata di aver fatto da intermediario tra Abouammo e Alzabarah e i funzionari del governo saudita. Tra le informazioni date al governo c’erano gli indirizzi email legati agli account e gli indirizzi IP che possono rivelare dove si trova un utente.

Dei tre uomini solamente Abouammo si trova al momento in custodia dell’FBI dopo il suo arresto a Seattle, mentre gli altri due soggetti, come riferito dal Dipartimento di Giustizia, potrebbero trovarsi già in Arabia Saudita. Sono comunque state avviate repentinamente le ricerche. 

“Queste accuse chiariscono che l’FBI perseguirà diligentemente coloro che mostrano un palese disprezzo per le leggi e i principi democratici che ci definiscono un paese. Continueremo ad utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per portare a termine la nostra missione. Vorrei ringraziare gli uomini e le donne degli uffici dell’FBI di San Francisco e di Seattle, nonché la divisione del controspionaggio per il loro instancabile impegno a consegnare questi individui alla giustizia”, ha detto il vicedirettore esecutivo Jay Tabb della sezione di sicurezza nazionale dell’FBI e riporta il comunicato stampa.

La risposta della compagnia Twitter

Nel frattempo Twitter è intervenuto affermando, che verrà limitato l’accesso alle informazioni sensibili degli account e che solo un gruppo ristretto di personale qualificato potrà accedere a tali dati.

“Siamo consapevoli degli incredibili rischi affrontati da molti utenti che usano la piattaforma per condividere le loro prospettive con il mondo e dire la loro in relazione ai comportamenti di rappresentanti del potere. Disponiamo di strumenti per proteggere la loro privacy e la loro capacità di svolgere un lavoro vitale. Siamo sempre impegnati a proteggere chi utilizza i nostri servizi per difendere uguaglianza, libertà individuali e diritti umani”, ha comunicato la compagnia.