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La UniCredit, banca italiana impegnata nel mercato russo da un ventennio e presente nel territorio della Federazione con 105 filiali e circa 3.700 dipendenti, si è rivelata il più grande pessimista nel prevedere la crescita economica in Russia. Secondo la previsione macro globale da questa pubblicata, il PIL russo dovrebbe crescere solamente dell’1,1% nel 2020 (dopo una crescita altrettanto bassa nel 2019) e dell’1,4% nel 2021. Ciò si traduce in una crescita di un totale del 3,4% su tre anni, o dell’1,13% in media all’anno.

Le previsioni di UniCredit risultano quindi significativamente diverse dalle previsioni ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico russo che vede un +1,3% nel 2019, 1,7% nel 2020 e 3,1% nel 2021 (per una somma complessiva nei tre anni di un + 6,2%). Secondo Bloomberg, uno dei 39 previsori che hanno aggiornato le aspettative per l’economia russa a novembre, proprio le previsioni della UniCredit sarebbero le più pessimistiche, a parte le proiezioni della società di consulenza britannica Capital Economics la quale ritiene che il PIL russo crescerà ancora meno: solo dello 0,8% nel 2019 e dell’1% nel 2021. Questa tuttavia è una società di consulenza e non una banca di investimenti dal peso paragonabile alla grande banca italiana.

Il primo vice primo ministro e ministro delle finanze russo Anton Siluanov ha dichiarato lunedì 25 novembre che la crescita del PIL nel 2019 potrebbe essere invece addirittura superiore alle previsioni ufficiali dell’1,3%.

La spinta attesa dai progetti nazionali

“La Russia sta lottando per non scendere sotto la soglia della crescita potenziale”, scrive UniCredit (la ‘crescita potenziale’ del PIL in Russia è generalmente stimata all’1,5%). “Se non verranno lanciati quegli investimenti nel quadro delle priorità nazionali annunciate dal presidente Vladimir Putin nel 2018, la crescita del PIL potrebbe rimanere al di sotto dell’1,5% nel periodo 2020-2021”, spiega la banca per giustificare le sue scarse previsioni.

Anche altri analisti ritengono che proprio l’avvio dei grandi progetti nazionali potrà essere il punto di svolta e cartina di tornasole delle reali ambizioni del PIL russo. L’Institute of International Finance (IIF, con sede a Washington) ha pubblicato una previsione a sua volta il 20 novembre, dove si prevede che il PIL russo potrebbe “accelerare moderatamente” al 2,1% nel 2020 e all’1,9% nel 2021 proprio grazie alla spinta che potrebbe arrivare dell’attuazione dei progetti nazionali.

Allo stesso tempo, UniCredit osserva che la Russia avrebbe anche l’opportunità di crescere più velocemente ora che ci sono meno rischi esterni. Essere riusciti ad adattarsi ai bassi prezzi del petrolio ed aver accumulato buone riserve dovrebbe favorire la stabilità e la spesa di bilancio.

Anche il rischio di ulteriori sanzioni ‘giustificate’ da nuove interferenze nelle elezioni statunitensi nel 2020 dovrebbe essere relativamente basso sottolinea Unicredit dato che risulta sempre meno probabile che il Congresso potrà continuare nel lungo periodo a perseverare in questo tipo di strategie.