Questo articolo è stato tratto dal post originale pubblicato su questo sito

Secondo l’Istituto per il futuro del lavoro (IFW) coloro che vivono in zone soggette all’automazione del lavoro sono più propensi a sostenere la Brexit. Infatti secondo recenti studi della Bank of England sono circa 15 milioni i lavoratori a rischio a causa dell’automazione e dell’introduzione di nuove tecnologie nei prossimi dieci anni.

Dati simili riportano i consulenti di Pwc che credono che 10 milioni, o il 30%, dei posti di lavoro in Regno Unito sono a rischio a causa dell’automazione e delle innovazioni dell’intelligenza artificiale

L’IFW sostiene che chi svolge lavori precari o poco pagati, non necessariamente minacciati dalla nuova “gig economy”. Insieme a questi ultimi si aggiungono gli over 65 e le donne bianchi nati in Regno Unito.

Le cittadine di Boston in Lincolnshire e Mansfield in Nottinghamshire sono ai primi posti tra le aree a maggior rischio di automazione, seguite da Harlow in Essex e Great Yarmouth a Norfolk. Queste sono le aree dove c’è stato il maggior sostegno per la Brexit

Mentre i sobborghi di Londra sono risultati le zone meno propense a votare a favore della Brexit.

Lo studio dunque sottolinea come il rischio di automazione del lavoro sul voto è una variabile di gran lunga maggiore dell’effetto di una qualsiasi delle variabili demografiche incluse nel modello.

Gli autori hanno affermato che altri fattori rilevanti come l’educazione di un elettore e la percentuale di lavoratori nel settore manifatturiero sono stati integrati nei calcoli dell’automazione dell’Ufficio nazionale di statistica.

L’istituto, presieduto congiuntamente dall’economista vincitore del premio Nobel Sir Christopher Pissarides e da Naomi Climer, ha dichiarato che la sua missione era “quella di plasmare un futuro in cui il lavoro è migliore e più giusto attraverso Quarta rivoluzione industriale”.

Il segretario generale del Trades Union Congress Frances O’Grady, ha affermato che è importante che i lavoratori siano architetti di un posto di lavoro automatizzato e non le sue vittime.

“Sappiamo che la tecnologia può eliminare la fatica dal lavoro e migliorare la produttività, ma sappiamo anche che nella maggior parte dei casi i lavoratori non vengono consultati in merito al cambiamento e non sorprende quindi che resistano a questo”, ha affermato.