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“Nonostante le pressioni dell’America … e le sue sanzioni imposte sulle nostre esportazioni di petrolio, continuiamo ancora a vendere il nostro petrolio usando altri mezzi … quando anche i paesi amici hanno smesso di acquistare il nostro greggio temendo le sanzioni americane”, ha detto Jahangiri.

Ha continuato dicendo che gli Stati Uniti “non sono riusciti a portare le nostre esportazioni di petrolio a zero, come previsto”.

La dichiarazione arriva dopo che il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha affermato a novembre che Washington avrebbe posto fine alla sua esenzione dalle sanzioni a partire dal 15 dicembre e ha invitato Teheran a cessare immediatamente le sue attività di arricchimento dell’uranio.

Le sanzioni di Washington hanno impedito all’Iran di vendere il suo greggio all’estero, tagliando una fonte vitale di entrate governative. Mentre il presidente iraniano Hassan Rouhani ha garantito che i soldi raccolti dal taglio dei sussidi per la benzina sarebbero andati ai poveri, a Teheran è necessario comunque ridurre le spese per superare le sanzioni.

Anche con l’aumento dei prezzi della benzina, l’Iran continua a sovvenzionare i prezzi del carburante. La sua economia continua a essere in gran parte pianificata dallo stato, nonostante gli sforzi di privatizzazione. Tra gli altri sussidi importanti ci sono pane e grano, gasolio, olio combustibile ed elettricità.

Nel frattempo, il ministro dell’Industria e del commercio iraniano Reza Rahmani ha promesso che i prezzi non sarebbero aumentati fino alla fine dell’anno iraniano in corso, che si concluderà il 21 marzo. Tuttavia, l’aumento dei prezzi della benzina è stato improvviso, durante la notte, segnalando che ulteriori tagli probabilmente seguiranno la stessa strada per tentare di controllare le proteste.

Il PACG e le sanzioni

L’Iran è la quinta nazione produttrice di petrolio, ma non può esportare petrolio a piena capacità a causa del crescente isolamento dai paesi occidentali a seguito del ritiro di Washington dall’accordo nucleare (Piano d’azione Congiunto Globale, PACG) del 2015 e dell’imposizione delle sanzioni più “dure” di sempre.

Il PACG, noto anche come accordo nucleare iraniano, è stato firmato da Teheran, dall’Unione Europea e dai sei paesi nucleari – Regno Unito, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Germania – nel 2015. Stabiliva una considerevole limitazione del programma nucleare iraniano in cambio della rimozione delle sanzioni internazionali.