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La stragrande maggioranza dei veneti, il 71%, ritiene che lo Stato centrale sia il principale fattore frenante lo sviluppo economico della regione. Numerose altre zavorre pesano al momento sulla situazione economica del Veneto, regione trainante l’intero Paese per produzione industriale e Prodotto Interno Lordo, dove allo stesso tempo è forte il desiderio di autonomia.

Tutti queste “palle al piede” dell’economia regionale sono state individuate e ben definite in una ricerca condotta da Swg su un campione di 400 imprese e 966 cittadini del Veneto, presentata nella sede dell’azienda Texa spa a Monastier di Treviso lo scorso fine settimana; hanno assistito alla presentazione dei risultati il presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza e il direttore scientifico di Swg Enzo Rizzo, che ha illustrato i risultati dell’indagine nelle sue varie parti, alla presenza di rappresentanti della regione, amministratori, imprenditori, docenti universitari e la numerosa presenza dei soci di Unioncamere.

I principali fattori che limitano lo sviluppo dell’economia veneta e arginano il contesto economico locale sono: la burocrazia statale, per il 62% dei partecipanti all’indagine, la forte tassazione (59%), la mancanza di una politica per trattenere i giovani talenti, che scappano all’estero (28%), la carenza di investimenti in infrastrutture da parte dello Stato (21%), la mancata concessione dell’autonomia regionale (27%) e l’assenza di una politica nazionale per favorire l’arrivo di investimenti privati sul territorio (17%).

“Le difficoltà emerse ci hanno dato un’ulteriore conferma rispetto a quanto già evidente, troppa burocrazia statale, difficoltà di accesso al credito, mancanza di infrastrutture e, palese, la distanza fra il territorio e lo Stato centrale. Nessun malessere nei confronti del governo regionale, bensì, purtroppo, lo si evidenzia con Roma”, ha dichiarato il presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza, commentando i dati.

Relativamente agli interventi possibili per il rilancio economico Pozza ha affermato.

“Si chiedono più investimenti, meno burocrazia, meno lacci e laccioli, una presenza nelle istituzioni dove si prendono le decisioni, una polita nazionale rivolta al mondo dell’impresa e, soprattutto, una visione del sistema Paese che manca attualmente e da diverso tempo”.