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Ci sono distanze e concetti che, per la nostra mente, a volte sono davvero troppo difficili da immaginare in modo concreto. Pensate, ad esempio, all’anno luce. Questa unità di misura astronomica corrisponde a oltre 9400 miliardi di km: una distanza davvero dura da “digerire” per noi umani. 

Bene: immaginate ora che, a ben 500 milioni di anni luce da noi, qualcosa venisse proiettato nello spazio, con cadenze fisse e regolari, e che i nostri strumenti tecnologici siano in grado di captarlo. Non è fantascienza, ma è la realtà. Precisamente, è quanto stanno rilevando gli astrofisici analizzando i dati del radiotelescopio canadese Hydrogen Intensity Mapping Experiment (CHIME), posizionato nella Columbia Britannica.

Non è difficile comprendere che un fenomeno del genere abbia letteralmente lasciato sconcertati gli scienziati. Ogni 16 giorni, secondo uno schema specifico, un insieme di potentissimi segnali radio viene trasmesso da una fonte ancora non identificata che si trova proprio a 500 milioni di anni luce dalla Terra. 

Per “schema specifico”, come spiegato in un articolo pubblicato su arXiv dalla Cornell University, si intende che i nostri telescopi captano questi segnali, della durata di qualche millisecondo, per 4 giorni di seguito in una o due raffiche all’ora. Poi, come se nulla fosse accaduto, seguono 12 giorni di silenzio assoluto. Al sedicesimo giorno, il ciclo di raffiche radio si ripete, e tutto ciò suggerisce che qualcosa ne stia controllando la sequenza.

Nello specifico, si tratta di lampi radio veloci, ossia picchi di segnali radio ad alta energia provenienti dallo spazio e durano, come detto, pochi millisecondi. Un tempo sufficiente, tuttavia, a renderli intercettabili da potenti strumenti come il telescopio canadese in questione. L’origine dei lampi radio veloci è una delle questioni che destano più interesse e interrogativi nell’astrofisica contemporanea. 

Questi specifici segnali radio scoperti in Canada, rispetto a quelli intercettati in precedenza, sono particolari perché hanno una cadenza regolare e ripetitiva, cosa mai verificata prima d’ora. Da cosa provengono rimane ancora un mistero, e di sicuro è una domanda che sta suscitando ampi e interessanti dibattiti nel mondo scientifico.

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Un corpo che orbita intorno a qualcos’altro, come ad esempio un buco nero che ne blocca a tratti le onde radio, potrebbe essere una spiegazione realistica del fenomeno. Gli astrofisici non escludono, tuttavia, che possa provenire anche da fonti artificiali, autonome, che potrebbero trasmettere ciclicamente segnali di comunicazione. 

Un fenomeno tanto affascinante quanto misterioso, dunque, che ha attirato su di sé un grande alone di suggestione. Non potrebbe essere altrimenti, se ci domandiamo cosa stiano captando davvero i nostri telescopi. Chissà se tutto questo potrà servire a comprendere meglio ciò che ci circonda e che ruolo gioca il nostro Pianeta nelle profondità dello spazio…

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